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Come pubblicato dall’American Journal of Clinical Nutrition, uno studio condotto su 27.270 uomini nell’arco di 13 anni ha evidenziato una correlazione diretta tra girovita e diabete. Secondo i risultati di un nuovo studio, il girovita sembra essere per l’uomo un indicatore del rischio di diabete più attendibile dell’indice di massa corporea. I ricercatori della Johns Hopkins hanno analizzato i dati relativi a 27.270 individui di sesso maschile, seguiti nell’arco di 13 anni, suddividendo i soggetti in cinque gruppi in base alla misura del girovita. Ottocentottantaquattro soggetti erano affetti da diabete. Rispetto ai soggetti con il girovita più stretto (74-86 cm), i soggetti con il girovita più largo presentavano almeno il doppio di probabilità di soffrire di diabete. Per i soggetti con girovita di 100 cm e oltre, le probabilità di soffrire di diabete di tipo 2, il tipo associato all’obesità, aumentavano fino a 12 volte. Suddividendo i soggetti in gruppi in base all’indice di massa corporea - una formula che considera il peso e l’altezza - o al rapporto vita-fianchi, il livello di rischio non risultava altrettanto elevato. Secondo il principale autore dello studio, Youfa Wang, assistente presso il Center for Human Nutrition della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, il girovita può indicare un alto rischio di diabete indipendentemente dall’indicazione di sovrappeso o di obesità in base all’indice di massa corporea. "Si tratta di un indicatore più attendibile del rischio di diabete di tipo 2" afferma Wang. "La correlazione è molto più stretta." Wang riferisce inoltre che, in base ai risultati dello studio, la misura di riferimento del girovita comunemente associata al rischio di diabete (100 cm) dovrebbe essere abbassata. Di quanto, esattamente, non è stato definito. "Non ci sentiamo di fornire una raccomandazione concreta" afferma Wang. "Altri studi suggeriscono circa 95 cm", aggiunge. Alan Cherrington, presidente dell’American Diabetes Association, afferma che i risultati confermano uno studio precedente secondo il quale il grasso sul girovita sarebbe "più pericoloso di altri tipi di grasso". Cherrington, che è anche preside del Dipartimento di fisiologia molecolare e biofisica della Vanderbilt University, spiega che secondo i ricercatori le cellule adipose in quella zona possono influire sul fegato in modo diverso, oppure le molecole di segnalamento in quel tipo di cellule adipose possono favorire il diabete. Cherrington afferma che i risultati fanno ritenere che il girovita sia un migliore indicatore del rischio di diabete e che "le indicazioni più attendibili si possono ottenere abbinando indice di massa corporea e girovita". I risultati sono stati pubblicati nel numero di marzo 2005 dell’American Journal of Clinical Nutrition. (A cura di wellness news_Luglio 2006Fonte: IHRSA Newsletter) |
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